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Archive for febbraio 2010

Santa Maria Assunta dell'Arena, a San Terenzo

Siamo ormai in piena fase due. Dopo la presentazione e la lettura dell’ormai famoso libretto che illustra obiettivi e modalità del percorso indicato dal Vescovo, gran parte delle parrocchie e associazioni è passata all’analisi ed alla discussione, cercando di rispondere, ognuno sulla base della propria esperienza concreta, alle domande proposte sul libretto per i cinque ambiti della sfida educativa: famiglia, scuola, chiesa, cittadinanza, mezzi di comunicazione sociali.

La terza fase è quella delle proposte, che nascono appunto dalla riflessione, dall’esperienza, dalla prova e dalla verifica sul campo.

Il Vescovo conta molto sul contributo che parrocchie e movimenti della diocesi porteranno alla “due giorni” del 23 e 24 aprile come frutto del loro cammino.

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Grande gioia alla Chiesa di San Paolo alla Pianta per la messa celebrata dal vescovo Francesco Moraglia nel quinto anniversario della nascita al cielo di don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione.

Il Vescovo ha sottolineato che Don Giussani ha lasciato un “carisma, un metodo, una paternità che chiede di vivere non in modo astratto e intellettuale, ma in un popolo”.

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La concattedrale di Brugnato

 Domenica 21 febbraio a Brugnato, il vicariato dell’Alta Val di Vara si è riunito per un incontro operativo sulla “Sfida Educativa”. Quasi una cinquantina i presenti, tra cui quasi tutti i parroci della zona, che hanno partecipato con attenzione e col desiderio di contribuire ad un tema sentito. 

Dopo la recita dei vespri, il responsabile della “Sfida educativa”, don Giorgio Rebecchi, ha presentato il libretto come strumento di lavoro e ha illustrato le più recenti indicazioni del Vescovo ai rappresentanti delle associazioni cattoliche. Quindi, i presenti si sono divisi in gruppi di riflessione e discussione, secondo i cinque ambiti previsti dal convegno sulla sfida educativa: famiglia, comunità ecclesiale, scuola, cittadinanza e mezzi di comunicazione. 

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Crocifisso del Maestro Guglielmo, Sarzana, Concattedrale di Santa Maria Assunta, 1138

Mettere Dio al centro della propria vita. E’questo l’invito che il vescovo Francesco Moraglia ha rivolto ai giovani accorsi sabato scorso nella concattedrale di Santa Maria Assunta di Sarzana per la veglia penitenziale diocesana di inizio Quaresima.

Per amare Dio è necessario conoscerlo, incontrarlo. Come? Rispondendo alla chiamata di Gesù.

La vicenda di Gesù è piena di chiamate, e di persone che hanno risposto positivamente. Zaccheo, Matteo-Levi il pubblicano, Pietro. Hanno riconosciuto l’eccezionalità di una persona che insegnava con autorità, guariva i malati e perdonava i peccati; ne sono rimasti affascinati e l’hanno seguito.

Questa esperienza è sperimentabile anche oggi, incontrando Gesù nella Chiesa, attraverso il fiume di grazia dei Sacramenti. Tra questi, la riconciliazione è proprio quello con cui Gesù si prende cura di chi è caduto, aiutandolo a riconoscere il male che è in lui, purificandolo, facendogli assaporare la libertà e dandogli la carica per ripartire.

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La medicina del mondo

Giotto, Crocifissione, Cappella degli Scrovegni, inizio XIV Secolo

Al termine della Via Crucis svoltasi venerdì sera nella chiesa di N.S. della Neve affollata di persone, il vescovo ha invitato a seguire la croce di Cristo come la bussola per indirizzare la propria vita. La Quaresima è un tempo che ci è dato per purificarci e rinnovare l’atto di fede in Cristo e nella Chiesa. Non una fede vaga o intellettualistica, ma la consegna della propria vita a Lui, il crocifisso.

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“La Grazia, ossia la cura che Dio ha dell’uomo, prende oggi la forma della Quaresima, tempo favorevole per tornare a Dio”. Sono queste le parole con cui il vescovo Francesco Moraglia ha iniziato la Quaresima nella celebrazione delle Ceneri.

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“L’uomo non ha soltanto bisogno di essere nutrito materialmente o aiutato a superare i momenti di difficoltà, ma ha anche la necessità di sapere chi egli sia e di conoscere la verità su se stesso, sulla sua dignità. Come ho ricordato nell’Enciclica Caritas in veritate, “senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo. L’amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente” (n. 3).

Lo ha detto domenica scorsa Papa Benedetto XVI visitando l’ostello della Caritas della Diocesi di Roma presso la stazione Termini. Ne riportiamo ampi stralci, e, in fondo, il link al testo integrale.

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